In breve. L’intervento CHIVA prevede 3 fasi: (1) cartografia preoperatoria con ecocolordoppler per identificare i punti su cui intervenire; (2) Il marcaggio dei punti, sotto quida ecografica, nella stessa posizione che il paziente assumerà durante l’atto chirugico (3) L’intervento ambulatoriale in anestesia locale con poche e piccole incisioni sui punti marcati; (4) Controllo e dimissione quasi immediata con calza elastica o bendaggio e ripresa rapida delle attività.
Approfondimento.
Bisogna chiarire un concetto fondamentale: La stabilità nel tempo di una safena conservata sta nella sua capacità di drenare il sangue afferente dalle collaterali in una perforante emodinamicamente molto attiva.
Questo quadro può essere già presente fin dall’inizio, specialmente nei grossi varicosi, altrimenti occorre modificare l’emodinamica safenica, affinchè ciò si realizzi. Ciò è possibile programmando due fasi chirurgiche variamente distribuite a seconda della cartografia iniziale, finalizzate al modellamento dell’emodinamica safenica verso l’attivazione di una perforante emodinamicamente attiva lungo il suo decorso.
Nel primo caso parleremo di CHIVA 1 (un solo tempo chirurgico), nel secondo di CHIVA 2 (due tempi chirurgici).
Indipendentemente dalla strategia prevista le fasi di esecuzione saranno sempre le stesse
La prima fase è la cartografia emodinamica, eseguita con ecocolordoppler dedicato si “disegna” la mappa precisa del sistema venoso del paziente, identificando le direzioni di flusso, i punti di fuga (dove il sangue esce in modo anomalo) e i punti di rientro (dove rientra nella rete profonda). Questa fase è cruciale, perché il successo dell’intervento dipende dalla precisione di questa mappa. È fondamentale che chi esegue la cartografia sia anche chi opera, perché la “mappa mentale” del sistema deve essere sua. La seconda fase è l’intervento vero e proprio: in regime ambulatoriale, in anestesia locale tumescente, vengono praticate piccole incisioni cutanee (di solito 1-3 mm) nei punti identificati dalla cartografia. Attraverso queste incisioni si eseguono legature mirate dei vasi responsabili del reflusso patologico. La safena raramente viene coinvolta nell’atto chirurgico rimane integra, ma libera dal carico pressorio anomalo che determinava o amplificava le sue alterazioni strutturali. La terza fase è il post-operatorio: il paziente cammina subito dopo l’intervento, viene dimesso dopo un brevissimo tempo di osservazione, indossa una calza elastica o viene apposto un bendaggo per la prima settimana, riprendendo immediatamente le attività quotidiane. I punti di sutura, se non riassorbibili, vengono rimossi dopo circa 7 giorni, in cui comunque viene fatto il controllo emodinamico dell’intervento eseguito
Fonti: Pagina sito Il Metodo CHIVA — Trascrizione Chiaccherata 6 “Come si realizza la CHIVA”.
