In breve. Tecnicamente, l’intervento riesce e le varici visibili scompaiono. Ma sul lungo termine, in pazienti predisposti, possono ricomparire nuove varici in modo “anarchico”, senza un ordine drenante, e perdi una risorsa biologica importante per un eventuale bypass futuro.
Approfondimento. Dopo l’asportazione della safena (stripping) o la sua chiusura (laser, radiofrequenza, sclerosi del tronco), il sangue che normalmente fluiva nella safena deve trovare vie di scarico alternative. Si attivano pertanto vasi collaterali, reti di compenso, tra cui anche le perforanti. Questi sistemi compensatori, attivandosi, determinano una riduzione della loro riserva funzionale globale, a fronte della funzione termoregolatoria, dell’esercizio fisico e dell’invecchiamento, con una conseguente imprevedibilità del loro comportamento negli anni in termini di recidive. Ovviamente l’adattamento sarà diverso da paziente a paziente in base anche alla predisposizione genetica. Nei soggetti predisposti alla malattia varicosa (familiarità positiva, parete venosa fragile), il nuovo regime pressorio sui vasi collaterali, ma soprattutto il cambiamento del suo assetto emodinamico, può innescare la formazione di nuove varici. La differenza è che queste recidive non hanno più una “spina dorsale” (la safena) che le organizza: si presentano in modo disordinato — anarchico, appunto — e la loro gestione terapeutica diventa più lunga e complessa rispetto a un primo trattamento. Inoltre, una safena rimossa è persa per sempre: non si rigenera, non si ricostruisce, e non sarà più disponibile come autoinnesto per un bypass coronarico o arterioso. Per usare le parole del Dott. Cappelli: “tolto il tronco della safena, le varici si riformano in modo anarchico perché non c’è più un ordine di raccolta”.
Fonti: Trascrizione Chiaccherata 5 “Il Perché della Chirurgia Conservativa”.
