In breve. Lo stripping asporta fisicamente la vena safena. Il CHIVA la conserva conservandone il drenaggio. Sul lungo termine il CHIVA ha mostrato circa la metà delle recidive rispetto allo stripping (Carandina 2008): 18% vs 35% a 5 anni.
Approfondimento. Lo stripping consiste nell’introdurre un “stripper” (uno strumento sottile) nella vena safena attraverso un’incisione all’inguine e nell’estrarla per tutta la sua lunghezza tramite un’altra incisione alla caviglia o al ginocchio. È un intervento che richiede anestesia generale o spinale, comporta lividi diffusi e una convalescenza di 1-2 settimane. Nel CHIVA, invece, non si entra nella safena: si fanno alcune piccole incisioni mirate (in anestesia locale) per deconnettere i punti scelti con la cartografia, tra cui possono rientrare anche i punti di fuga responsabili di alcuni reflussi. La safena drenante rimane in sede e, libera dal carico pressorio anomalo, recupera nel tempo un calibro normale. Lo studio randomizzato di Carandina pubblicato sull’European Journal of Vascular and Endovascular Surgery nel 2008 ha confrontato 124 pazienti operati con CHIVA e con stripping, con follow-up a 10 anni: nelle prime fasi i risultati erano sovrapponibili, ma dal secondo anno in poi le curve di recidiva divergono in favore del CHIVA, fino al rapporto 1:2 a 5 anni. La Cochrane Library ha confermato questi dati nella sua review del 2013, aggiornata nel 2015.
Fonti: Carandina S, et al. EJVES 2008;35(2):230-7. — Cochrane Database Syst Rev 2013;2015 update — Cappelli M, et al. “CHIVA Cure vs Stripping: Three-years Follow-up.” Phlebology Digest 35, 1996.
