In breve. Il CHIVA è indicato per la grande maggioranza dei pazienti con vene varicose degli arti inferiori e insufficienza venosa cronica con reflusso. Contrariamente a un luogo comune diffuso, è applicabile anche a pazienti con grosse varici e safene dilatate.
Approfondimento. L’indicazione al CHIVA viene posta dopo una valutazione clinica completa e una cartografia emodinamica accurata. È adatto a pazienti di varia età (dai giovani agli anziani), uomini e donne, con quadri varicosi sia iniziali sia avanzati, e — particolarmente — a pazienti con predisposizione genetica alla malattia varicosa, per i quali la conservazione del sistema venoso è ancora più importante. È un luogo comune diffuso che il CHIVA non sia applicabile a pazienti con grosse varici o safene molto dilatate. Lo studio del Dott. Cappelli pubblicato su Annals of Vascular Surgery nel 2000 ha invece dimostrato — su una casistica di centinaia di casi — che i risultati del CHIVA sono indipendenti dal calibro safenico e dall’entità del quadro varicoso. Anzi, in alcuni casi complessi (varici recidive dopo stripping, ulcere venose, varici molto estese), il CHIVA è la scelta di prima linea proprio per la sua capacità di conservare opzioni terapeutiche future. Non è un “trattamento per casi lievi”: è una strategia chirurgica adatta a tutto lo spettro della malattia varicosa, purché eseguita da un operatore esperto in cartografia emodinamica. L’unico modo per sapere se è indicato nel proprio caso è una visita specialistica con mappaggio.
Fonti: Cappelli M, et al. Ann Vasc Surg 2000;14:376-384.
