In breve. Le controindicazioni assolute sono poche: trombosi venosa profonda attiva, circolo venoso profondo non pervio (impossibile drenare il sistema superficiale), infezioni locali gravi, gravidanza avanzata. La principale controindicazione “operativa” è la mancanza di un chirurgo esperto in cartografia emodinamica.
Approfondimento. Le controindicazioni cliniche al CHIVA sono limitate e specifiche. Le controindicazioni assolute includono: (1) una trombosi venosa profonda attiva non risolta, che renderebbe pericoloso qualunque intervento sul sistema venoso; (2) un circolo venoso profondo gravemente compromesso e non pervio (in genere esito di pregresse trombosi), perché la CHIVA si basa sulla possibilità di drenare il sistema superficiale corretto nel sistema profondo: se questo è chiuso, il drenaggio non può funzionare; (3)infezioni locali gravi delle zone da operare; (4)gravidanza avanzata, per cui qualunque intervento elettivo è sconsigliato. Le controindicazioni relative includono ipercoagulabilità non controllata, gravi cardiopatie, gravi patologie sistemiche. Esiste poi una controindicazione che il Dott. Cappelli sottolinea con particolare nettezza: “l’unica vera controindicazione al CHIVA è l’incapacità del chirurgo di eseguire una mappa dinamica”. In altre parole, il CHIVA è fortemente operatore-dipendente: senza una cartografia accurata eseguita da chi opera, l’intervento perde efficacia. Per questo è essenziale rivolgersi a un flebologo esperto e specificamente formato sul metodo. La specifica situazione clinica viene sempre valutata caso per caso durante la visita.
