In breve. Sì. Il CHIVA è eseguibile su pazienti di qualunque età adulta, dai giovani con varici iniziali agli anziani con quadri complessi. Anzi, nei giovani la conservazione della safena è ancora più importante in prospettiva di una vita lunga.
Approfondimento. Non esiste un limite anagrafico al CHIVA. Il metodo è eseguito quotidianamente su pazienti dai 20 ai 90 anni, con quadri clinici molto diversi. Nei pazienti giovani (20-40 anni), spesso con familiarità positiva per malattia varicosa, la conservazione del sistema venoso è di fondamentale importanza: in prospettiva di 40-50 anni di vita successivi, mantenere la safena come risorsa biologica per eventuali bypass cardio-arteriosi futuri ha un valore enorme. Per il Dott. Cappelli, “più un paziente è giovane e predisposto, più la scelta conservativa è razionale”. Nei pazienti adulti (40-65 anni), che rappresentano la quota maggiore della casistica, il CHIVA permette un recupero rapido e una buona stabilità del risultato, conciliandosi con la vita professionale attiva. Nei pazienti anziani (>65 anni), la CHIVA è particolarmente indicato per la sua mininvasività: l’anestesia locale evita i rischi delle anestesie maggiori, il regime ambulatoriale riduce l’impatto sulla quotidianità, e il rapido recupero limita il rischio di complicanze legate all’immobilizzazione. Anche su pazienti molto anziani con ulcere venose o quadri complessi, il CHIVA può essere un’opzione terapeutica valida, sempre dopo accurata valutazione individuale.
