In breve. Si chiama conservativa perché conserva la vena safena anziché eliminarla. Si chiama emodinamica perché agisce correggendo la dinamica del flusso venoso, non rimuovendo il vaso malato. È un approccio opposto a quella delle terapie tradizionali, che mirano a “sopprimere” il problema, esponendosi maggiormente alle recidive, privandosi inoltre di un possibile utilizzo del tronco safenico in caso di patologia arteriosa.
Approfondimento. Il nome racchiude la filosofia clinica del metodo. La medicina tradizionale ha affrontato a lungo le varici come un problema “anatomico”: vena malata → vena da rimuovere. Lo stripping, in uso dagli anni Cinquanta, è l’espressione più diretta di questa logica. L’approccio emodinamico ribalta il paradigma: la vena varicosa non è “rotta”, è stressata da un flusso sbagliato. Se si normalizza i parametri emodinamici del flusso, la vena può recuperare. Conservare la safena non è solo una scelta tecnica, è anche un atto di rispetto del patrimonio biologico del paziente: la safena è il miglior materiale disponibile per un bypass da patologia arteriosa infrainguinale. Diventa fondamentale anche in certe condizioni di patologia coronarica., e privarne il paziente, significa togliergli una “ruota di scorta” per il futuro. Per usare le parole del Dott. Cappelli: “il nostro scopo è quello di conservare il più possibile nella maniera più estetica, anche perché più il paziente è predisposto alla malattia varicosa più occorre essere conservativi”.
Fonti: Pagina sito Il Metodo CHIVA
