Metodo CHIVA
Approfondimenti sul metodo CHIVA (Chirurgia Conservativa Emodinamica): principi, intervento, indicazioni, risultati ed evidenze scientifiche.
Cos'è il metodo CHIVA: identità, origine, principi
Che cos’è il metodo CHIVA?
Il metodo CHIVA è una tecnica chirurgica per curare le vene varicose senza rimuovere la vena safena. Si basa sull'analisi precisa dell'emodinamica venosa di quel paziente (la "cartografia emodinamica") e su piccole legature mirate che ripristinano il corretto deflusso del sangue. È un intervento ambulatoriale in anestesia locale. Leggi la risposta completa →Cosa significa l’acronimo CHIVA?
CHIVA è un acronimo francese che sta per "Cure Conservatrice et Hémodynamique de l'Insuffisance Veineuse en Ambulatoire", ovvero "Cura Conservativa ed Emodinamica dell'Insufficienza Venosa in Ambulatorio". Leggi la risposta completa →Chi è Claude Franceschi e chi ha inventato il metodo CHIVA?
Il metodo CHIVA è stato ideato e presentato nel 1988 dal Dott. Claude Franceschi, angiologo francese dell'Hôpital Saint-Joseph di Parigi, considerato il padre dell'emodinamica venosa moderna. È stato il primo a sviluppare una manualistica di diagnostica Doppler già negli anni Settanta. Leggi la risposta completa →In cosa si differenzia il CHIVA dagli altri trattamenti delle varici?
La CHIVA si differenzia perché non elimina la vena safena, ma la conserva correggendone il flusso. Le altre tecniche (stripping, laser endovenoso, radiofrequenza, scleroterapia tronculare) sono tutte "ablative": eliminano fisicamente o funzionalmente la vena malata. È l'unica metodica conservativa con validazione scientifica completa. Leggi la risposta completa →Su quali principi emodinamici si basa CHIVA?
La CHIVA si basa sulla correzione delle alterazioni del flusso venoso presenti in corso di varici senza la rimozione dei tronchi safenici Lo scopo è quello di correggere un reflusso (legato all’incontinenza valvolare) conservando una safena che continui a drenare il sangue che vi defluisce fisiologicamente attraverso le collaterali. Leggi la risposta completa →Cosa sono i “punti di fuga” e gli “shunt venosi” nella CHIVA?
I punti di fuga sono le biforcazioni venose refluenti (per incontinenza valvolare) che possono interessare anche gli assi profondi con un reflusso dal profondo. Gli shunt sono i circuiti derivati dai punti di fuga che si formano da questi passaggi patologici. Identificarli e disconnetterli è il cuore della strategia CHIVA insieme alla conservazione del tronco safenico drenante con un flusso monodirezionale, doppler rilevabile, espressione del drenaggio fisiologico. Leggi la risposta completa →Perché si chiama “chirurgia conservativa emodinamica”?
Si chiama conservativa perché conserva la vena safena anziché eliminarla. Si chiama emodinamica perché agisce correggendo la dinamica del flusso venoso, non rimuovendo il vaso malato. È un approccio opposto a quella delle terapie tradizionali, che mirano a "sopprimere" il problema, esponendosi maggiormente alle recidive, privandosi inoltre di un possibile utilizzo del tronco safenico in caso di patologia arteriosa. Leggi la risposta completa →
CHIVA a confronto con le altre tecniche
Qual è la differenza tra CHIVA e stripping della safena?
Lo stripping asporta fisicamente la vena safena. Il CHIVA la conserva conservandone il drenaggio. Sul lungo termine il CHIVA ha mostrato circa la metà delle recidive rispetto allo stripping (Carandina 2008): 18% vs 35% a 5 anni. Leggi la risposta completa →Qual è la differenza tra CHIVA e laser endovenoso (EVLA)?
Il laser endovenoso chiude la safena dall'interno con il calore di una sonda laser, rendendola non più funzionante; tecnicamente la "elimina" come l'avesse asportata. Il CHIVA invece conserva la safena facendola tornare funzionale. Leggi la risposta completa →Qual è la differenza tra CHIVA e radiofrequenza?
La radiofrequenza, come il laser endovenoso, chiude la safena dall'interno con il calore generato da onde elettromagnetiche. È una tecnica ablativa. Il CHIVA, invece, conserva la safena correggendone il flusso. Leggi la risposta completa →Qual è la differenza tra CHIVA e ASVAL?
Entrambi sono metodi conservativi che cercano di salvare la safena. La differenza è nella strategia: l'ASVAL asporta tutte le collaterali varicose in anestesia locale; la CHIVA invece non asporta nulla, ma corregge il flusso interrompendo i punti di fuga, sfruttando i rientri emodinamicamente rilevanti. Leggi la risposta completa →Qual è la differenza tra CHIVA e scleroterapia con schiuma?
La scleroterapia con schiuma (foam) chiude chimicamente la vena malata iniettando una sostanza sclerosante. La CHIVA non chiude la safena, ma corregge il reflusso. Le due tecniche possono essere combinate in modo strategico, trattando non il tronco safenico ma la collateralità varicosa eventualmente recidiva. Leggi la risposta completa →Il CHIVA ha davvero meno recidive? Cosa dice la scienza?
Sì. Lo dimostrano 3 RCT (Trial Clinici Randomizzati), 2 Studi metanalitici di cui uno fatto dalla Cochrane Library fatto nel 2013 e aggiornato nel 2015 e un Network metanalitico fatto da Guo. Lo studio di Carandina (2008, EJVES) ha mostrato che a 5 anni le recidive dopo CHIVA sono circa il 18% contro il 35% dopo stripping — quasi la metà. La Cochrane Library 2013 (aggiornata 2015) ha confermato questi dati. Leggi la risposta completa →
La vena safena: perché conservarla
Cos’è la vena safena? A cosa serve?
La vena safena è la vena superficiale principale dell'arto inferiore. Raccoglie il sangue dai tessuti superficiali della gamba e lo trasporta verso il cuore, attraverso le vene profonde. È un vaso fondamentale per il deflusso venoso, e — anche se refluente — è anche un'importante risorsa chirurgica. Leggi la risposta completa →Che differenza c’è tra grande safena e piccola safena?
La grande safena è la vena superficiale più lunga del corpo: corre dalla caviglia all'inguine, lungo la faccia interna della gamba. La piccola safena è più breve: corre dalla caviglia al cavo popliteo, dietro al ginocchio. Entrambe possono diventare varicose, ma con caratteristiche emodinamiche diverse. Leggi la risposta completa →Perché è importante conservare la vena safena?
Per due motivi principali: (1) la safena, anche se refluente, è il miglior materiale biologico per un eventuale bypass coronarico o arterioso futuro; (2) conservarla riduce le recidive delle varici nel lungo termine, perché mantiene una via di drenaggio ordinata per la rete venosa superficiale. Leggi la risposta completa →È vero che la safena può servire per un bypass coronarico?
Sì. La vena safena è considerata il gold standard per i bypass arteriosi degli arti inferiori, ma trova un importante utilizzo anche nella patologia coronarica, specie in condizioni ben precise. Quando l’asse safenico viene rimosso con lo stripping, il paziente perde questa risorsa biologica per il futuro. Leggi la risposta completa →Cosa succede se mi tolgono la safena?
Tecnicamente, l'intervento riesce e le varici visibili scompaiono. Ma sul lungo termine, in pazienti predisposti, possono ricomparire nuove varici in modo "anarchico", senza un ordine drenante, e perdi una risorsa biologica importante per un eventuale bypass futuro. Leggi la risposta completa →
L'intervento CHIVA in pratica
Come si svolge un intervento CHIVA? Passo per passo
L'intervento CHIVA prevede 3 fasi: (1) cartografia preoperatoria con ecocolordoppler per identificare i punti su cui intervenire; (2) Il marcaggio dei punti, sotto quida ecografica, nella stessa posizione che il paziente assumerà durante l’atto chirugico (3) L’intervento ambulatoriale in anestesia locale con poche e piccole incisioni sui punti marcati; (4) Controllo e dimissione quasi immediata con calza elastica o bendaggio e ripresa rapida delle attività. Leggi la risposta completa →Quanto dura un intervento CHIVA?
L'intervento dura mediamente 30-90 minuti, ma dipende dalla complessità del singolo caso. Essendo in regime ambulatoriale, l'intera permanenza in studio è di poche ore, comprese le preparazioni e le verifiche post-operatorie. Leggi la risposta completa →L’intervento CHIVA si fa in anestesia? Fa male?
L'intervento CHIVA si esegue in anestesia locale : il paziente è sveglio ma la zona operata è completamente insensibile. Il dolore durante l'intervento è praticamente nullo; nelle ore successive può esserci un fastidio modesto, controllabile con un comune antidolorifico. Leggi la risposta completa →Quante incisioni si fanno con il CHIVA? Restano cicatrici?
Dipende dalla cartografia, si tratta comunque di piccole incisioni mirate, di circa 1-2 cm ciascuna, nei punti identificati dalla cartografia. Le cicatrici sono minime e, in gran parte dei casi, diventano poco visibili nei mesi successivi. Leggi la risposta completa →Cosa succede dopo l’intervento CHIVA? Decorso post-operatorio
Il decorso è generalmente semplice e poco doloroso. Il paziente cammina subito dopo l'intervento, lascia lo studio dopo qualche ora, indossa una calza elastica o un bendaggio per la prima settimana, e nella maggior parte dei casi torna alle attività quotidiane il giorno dell'intervento o quello successivo. Leggi la risposta completa →Devo indossare la calza elastica dopo il CHIVA? Per quanto tempo?
Sì, è prevista una calza elastica a compressione graduata da indossare durante il giorno per circa una settimana dopo l'intervento. La calza facilita il drenaggio venoso, riduce il gonfiore e previene complicanze. Leggi la risposta completa →Quando posso tornare al lavoro dopo la cura CHIVA?
La maggior parte dei pazienti torna al lavoro il giorno dell'intervento o il giorno successivo, se si tratta di attività sedentarie o leggere. Per lavori che richiedono sforzi fisici intensi può essere prudente attendere 1-2 settimane. Leggi la risposta completa →Quando posso fare sport dopo il CHIVA?
Sport leggeri (camminata, nuoto) possono essere ripresi dopo 1 settimana. Sport più impegnativi (corsa, palestra, sport di squadra) dopo 2-4 settimane. Lo sport agonistico va concordato con il Dott. Cappelli in base al quadro individuale. Leggi la risposta completa →Posso fare la doccia dopo l’intervento CHIVA?
Nei primi 7 giorni, fino alla rimozione dei punti di sutura, è opportuno evitare di bagnare le medicazioni, specialmente se è stato apposto un bendaggio. Dopo la rimozione dei punti, si può tornare a fare la doccia normalmente; per il bagno completo in vasca o piscina è meglio attendere la guarigione completa delle incisioni. Leggi la risposta completa →Quali sono le possibili complicanze del CHIVA?
Il CHIVA ha un profilo di sicurezza molto buono. Le complicanze possibili sono rare e in genere minori: piccoli ematomi, lievi infezioni della ferita, ipo-pigmentazioni transitorie. Una complicanza specifica del CHIVA è la trombosi safenica parziale (~10-25% nei sistemi non drenanti), in genere reversibile entro 5 mesi. Leggi la risposta completa →
Indicazioni e controindicazioni
Per chi è indicato la CHIVA? Chi è il candidato ideale?
Il CHIVA è indicato per la grande maggioranza dei pazienti con vene varicose degli arti inferiori e insufficienza venosa cronica con reflusso. Contrariamente a un luogo comune diffuso, è applicabile anche a pazienti con grosse varici e safene dilatate. Leggi la risposta completa →Quali sono le controindicazioni del metodo CHIVA?
Le controindicazioni assolute sono poche: trombosi venosa profonda attiva, circolo venoso profondo non pervio (impossibile drenare il sistema superficiale), infezioni locali gravi, gravidanza avanzata. La principale controindicazione "operativa" è la mancanza di un chirurgo esperto in cartografia emodinamica. Leggi la risposta completa →Il CHIVA si può fare a tutte le età?
Sì. Il CHIVA è eseguibile su pazienti di qualunque età adulta, dai giovani con varici iniziali agli anziani con quadri complessi. Anzi, nei giovani la conservazione della safena è ancora più importante in prospettiva di una vita lunga. Leggi la risposta completa →Il CHIVA si può fare in gravidanza?
No, durante la gravidanza si rimanda ogni intervento elettivo sulle vene. Le varici della gravidanza spesso migliorano spontaneamente nei mesi successivi al parto; eventuali interventi vengono valutati dopo il puerperio e l’allattamento (in genere 6 mesi dopo). Leggi la risposta completa →Il CHIVA funziona se ho già subito uno stripping?
Sì. Il CHIVA può essere utilizzato anche per trattare le recidive dopo stripping, anche se la sua applicazione in questi casi è più complessa (le anatomie sono state alterate dall'intervento precedente). È spesso la scelta razionale per evitare un secondo intervento demolitivo. Leggi la risposta completa →La CHIVA funziona per varici molto gonfie o estese?
Sì. Lo studio pubblicato dal Dott. Cappelli nel 2000 su Annals of Vascular Surgery ha dimostrato che i risultati del CHIVA sono indipendenti dal calibro safenico e dall'entità del quadro varicoso: anche grosse varici e safene molto dilatate possono essere trattate efficacemente. Leggi la risposta completa →Il CHIVA funziona per le ulcere venose?
Sì, ed è una delle indicazioni più importanti del metodo. Lo studio del Prof. Paolo Zamboni pubblicato sull'EJVES nel 2003 ha dimostrato che il CHIVA, associato alla compressione, è superiore alla sola compressione nel trattamento delle ulcere venose, con tassi di guarigione e prevenzione delle recidive significativamente migliori. Leggi la risposta completa →
Risultati e prove scientifiche
Quali sono i risultati a lungo termine del CHIVA?
I risultati a lungo termine del CHIVA sono dimostrati con 3 RCT (Studi clinici controllati e randomizzati (massima metodica di analisi di risultati) e da 2 metanalisi. Essi sono migliori dello stripping: e a 5 anni, in alcuni pattern emodinamici definiti, le recidive post-chiva sono del 18% vs il 35% dello stripping; a 10 anni il vantaggio del CHIVA si conferma e si amplia. La Cochrane Library ha validato il metodo nella sua review del 2013, aggiornata nel 2015. I confronti sono stati eseguiti anche con le metodiche endovascolari Leggi la risposta completa →Cosa dice la letteratura scientifica sul CHIVA?
la CHIVA è uno dei pochi interventi flebologici validati da una review della Cochrane Library (2013, aggiornata 2015) e da almeno 3 trial randomizzati controllati. È citata nelle principali linee guida internazionali e nel consensus mondiale UIP 2016. Leggi la risposta completa →Le recidive dopo CHIVA: percentuali e cause
Le recidive dopo CHIVA sono circa il 18% a 5 anni e il 20-25% a 10 anni, significativamente inferiori a quelle dello stripping. Le cause sono in genere legate alla naturale evoluzione della malattia varicosa nei soggetti predisposti, e — in alcuni casi — alla strategia chirurgica iniziale. Leggi la risposta completa →Il CHIVA è riconosciuto a livello internazionale?
Sì, ampiamente. Il CHIVA è incluso nelle linee guida internazionali ed è praticata in numerosi paesi europei, in Sud America e — in misura crescente — anche in altri continenti, specialmente in Cina. Il Consensus UIP 2016 lo cita tra le opzioni terapeutiche validate. Leggi la risposta completa →
Prenotazione
Come prenotare la prima visita per valutazione CHIVA?
La prenotazione si effettua telefonicamente, contattando lo Studio Flebologico Cappelli ai recapiti pubblicati sul sito. È possibile anche inviare una richiesta via email o tramite il form di contatto. Leggi la risposta completa →Quante visite servono prima dell’intervento e come è organizzata la tempistica dell’intervento CHIVA?
: Serve solo una prima visita di valutazione clinica generale e angiologica durante la quale viene eseguito uno studio cartografico emodinamico ecocolordoppler finalizzato alla programmazione del piano terapeutico CHIVA o di qualunque altra metodica. Leggi la risposta completa →
CHIVA in Italia e in Toscana
Chi pratica il metodo CHIVA in Italia?
Il CHIVA in Italia è praticato da una rete di flebologi specializzati, concentrati principalmente al Centro-Nord. Il punto di riferimento nazionale è il Dott. Massimo Cappelli a Firenze, che ha il maggior numero di casi operati e controllati con il metodo e il maggior numero di articoli pubblicati sulla metodica, oltre ad essere stato il primo a introdurla in Toscana (organizzatore del 1° congresso regionale CHIVA nel 1991) e co-autore con Claude Franceschi. Leggi la risposta completa →
