In breve. Entrambe possono trattare tutti i vasi, ma le indicazioni sono diverse in base all’impegno o meno del tronco safenico e del suo calibro. Per quello che concerne le varici, la scelta dipende: dalla loro distribuzione, dal calibro, dalla tortuosità delle varici e dalla loro profondità Spesso le due tecniche si integrano in vario modo e con combinazioni diverse.
Approfondimento. La domanda “meglio laser o scleroterapia” è frequente ma in realtà confonde due metodiche pensate per problemi diversi. Esistono due tipi di laser in flebologia: il laser endovenoso (EVLA) per i tronchi safenici (vedi FAQ 1.38) e il laser dermatologico transcutaneo per le piccole vene di superficie. Quest’ultimo funziona ben sulle teleangectasie del viso (rosacea, “couperose”), ma sulle gambe ha efficacia limitata. Viene utilizzato in genere solo per le piccole teleangectasie rosse non incanulabili con un ago molto sottile per effetturare il trattamento scleroterapico, terapia di elezione per le piccole vene. La cute degli arti inferiori è più spessa, le teleangectasie più profonde e con pareti più spesse per l’incremento della pressione idrostatica rispetto al volto. La potenza del laser deve pertanto essere aumentata per trattarle con aumento della frequenza di effetti collaterali (iperpigmentazione, lesioni cutenee). Il Dott. Cappelli sintetizza così il principio: “il laser funziona bene dalla cintura in su; meno dalla cintura in giù, per le caratteristiche della cute e dei vasi “. Per i tronchi safenici la scelta è tra: un trattamento ablativo/obliterativo (stripping, laser endovenoso, radiofrequenza, scleroterapia ecoguidata) e chirurgia conservativa (CHIVA, ASVAL).
Fonti: Pagina sito Scleroterapia e Laserterapia — Trascrizione Chiaccherata “Terapia Laser”
