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Cosa fare per le vene varicose in gravidanza?

In breve. Strategie principali: calze elastiche graduate (classe I o II in base alla situazione), attività fisica regolare (camminata, nuoto), gambe sollevate nei momenti di riposo, controllo del peso secondo le indicazioni ostetriche, idratazione. Interventi chirurgici e scleroterapia sono rimandati al post-partum. In caso di sintomi gravi o flebiti, valutazione flebologica.

Approfondimento. La gestione delle vene varicose in gravidanza è prevalentemente conservativa perché molte varici si attenuano dopo il parto e perché alcuni trattamenti specifici (scleroterapia, intervento chirurgico) sono rimandati. Misure raccomandate. Terapia compressiva: indossare calze elastiche graduate (classe I se le varici sono lievi e i sintomi modesti; classe II se importanti). Dovrebbero essere indossate al mattino prima di alzarsi dal letto, durante tutto il giorno, tolte la sera. Esistono modelli specifici per gravidanza con fascia addominale extra. Attività fisica regolare: camminata (30-45 minuti al giorno, attiva la pompa muscolare); nuoto (ideale: l’acqua esercita compressione esterna naturale e la posizione orizzontale facilita il ritorno venoso); ginnastica preparto e yoga prenatale (sotto guida di personale formato). Posizione del riposo: gambe sollevate 15-20 minuti più volte al giorno; dormire preferibilmente sul lato sinistro (riduce compressione dell’utero sulla cava); piede del letto leggermente rialzato. Controllo del peso: rispettare le indicazioni ostetriche sull’aumento ponderale (in genere 8-12 kg per gravidanza fisiologica, variabili in base al BMI di partenza). Idratazione e dieta: 2 litri di acqua al giorno; alimentazione ricca di fibre (prevenzione stipsi, fattore aggravante); flavonoidi alimentari naturali (agrumi, mirtilli). Da evitare: calore intenso (bagni molto caldi, saune); stazione eretta o seduta prolungata; calzature troppo strette. Trattamenti specifici: la scleroterapia è in genere controindicata in gravidanza per cautela (mancanza di studi su sicurezza fetale, anche se i rischi reali sono minimi); gli interventi chirurgici (CHIVA, stripping, laser) sono rimandati al post-partum (in genere a 3-6 mesi dal parto). Eccezioni: flebiti superficiali in gravidanza vanno valutate dal flebologo per gestione mirata (compressione, eparine se necessario); sospetta trombosi venosa profonda è urgenza assoluta (ecocolordoppler urgente, eparine a basso peso molecolare). I farmaci flebotonici (diosmina, esperidina) sono prescrivibili in gravidanza solo dopo valutazione rischi/benefici (la maggior parte dei foglietti illustrativi sconsiglia in primo trimestre).

Fonti: Pagina sito Lo Studio Flebologico — Linee guida UIP gravidanza

Ho messo a punto una tecnica compressiva, senza l’utilizzo di calza, che permette di risolvere molti quadri dolorosi agli arti inferiori durante la gravidanza.

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