In breve. L’ecocolordoppler standard valuta in modo essenziale la pervietà delle vene e la presenza/assenza di reflusso. La cartografia emodinamica dinamica è un’analisi molto più approfondita che mappa ogni punto di fuga, punto di rientro e shunt: è lo strumento indispensabile per pianificare qualunque tipo di trattamento in particolare un intervento CHIVA.
Approfondimento. L’ecocolordoppler venoso standard è l’esame di base nella diagnosi della patologia venosa: in 15-25 minuti circa lo specialista valuta la pervietà delle vene profonde (esclusione di trombosi), il calibro e l’aspetto dei tronchi safenici, la presenza o assenza di reflusso alle principali giunzioni (safeno-femorale, safeno-poplitea) e lungo i tronchi safenici. Fornisce informazioni sufficienti per la diagnosi di malattia venosa, per il monitoraggio nel tempo e per l’indicazione generica al trattamento. La cartografia emodinamica è invece un’analisi più estesa e specialistica, che può durare anche 45-60 minuti, in base alla complessità del quadro varicoso. Durante lo studio cartografico, lo specialista ricostruisce una mappa dettagliata dell’intero sistema venoso superficiale dell’arto, identificando: i punti di fuga (dove il sangue esce dal circolo profondo verso il superficiale: giunzione safeno-femorale, safeno-poplitea, perforanti incontinenti, punti di fuga dalla pelvi); i punti di rientro (dove il sangue refluo rientra nel circolo profondo, tipicamente perforanti terminali); la direzione del flusso in ogni segmento; la tipologia di shunt (classificati in tipo I, II, III, IV in base ai vasi coinvolti); le collaterali drenanti e quelle patologiche; le perforanti terminali e pre-terminali (distinzione che il Dott. Cappelli ha contribuito a definire nelle sue pubblicazioni). Questa mappa è il presupposto indispensabile per un intervento CHIVA mirato e personalizzato.
Una delle difficoltà maggiori nell’esecuzione della cartografia, sta nel rappresentare la distribuzione delle incontinenze, che si estrinseca su tre piani, su un foglio di carta caratterizzato ovviamente da due dimensioni. Ecco che è fondamentale la rappresentazione immaginifica della cartografia, in altre parole, “l’operatore la deve avere in testa”. Una rappresentazione grafica non potrà mai descrivere ciò che è nella realtà.
Da qui la necessità di una grande esperienza continuativa per eseguire una cartografia emodinamica corretta.
Senza cartografia, l’intervento CHIVA non può essere eseguito: come ribadisce il Dott. Cappelli, “la cartografia viene prima di tutto”.
Fonti: Pagina sito Il Metodo in Sintesi — Pagina sito Metodo CHIVA — Cappelli M, Ermini S, Turchi A, Bono G. “Considérations hémodynamiques sur les perforantes.” Phlébologie 1994
