In breve. Il varicocele pelvico femminile è una dilatazione delle vene del plesso ovarico con reflusso che può coinvolgere tutti i plessi dei vari visceri delle pelvi essendo tutti connessi e avalvolati.; se sintomatico, provoca dolore pelvico cronico, dolore alla minzione o al rapporto sessuale, Si cura con embolizzazione delle vene ovariche refluenti, eseguita da radiologi interventisti, e in alcuni casi con scleroterapia.
Approfondimento. Il varicocele pelvico femminile è una dilatazione delle vene del plesso ovarico con reflusso che può coinvolgere tutti i plessi dei vari visceri delle pelvi essendo tutti connessi e avalvolati. Molti varicoceli pelvici sono asintomatici, indipendentemente dalle loro dimensioni e dall’entità del reflusso.
La sintomatologia del varicocele pelvico si sviluppa se il carico pressorio è tale da condizionare una (Pelvic Venous Congestion Syndrome, PVCS), causa non frequente ma spesso non diagnosticata di dolore pelvico cronico nelle donne tra i 25 e i 50 anni, in particolare dopo gravidanze; possono inoltre coinvolgere anche altri plessi viscerali. Le varici pelviche, di per se, sono frequentissime nelle donne che hanno avuto gravidanze, sono asintomatiche e non hanno niente a che vedere con il varicocele pelvico che interessa specificatamente il plesso ovarico.
È analogo al “varicocele” maschile dello scroto, ma riguarda le vene del piccolo bacino femminile. Il meccanismo è il reflusso venoso lungo le vene ovariche (in particolare la sinistra, per la sua confluenza diretta nella vena renale) queste vene, in una percentuale di casi continenti, sviluppano incontinenza valvolare per cause gestazionali (l’utero gravidico le dilata) o costituzionali. Il sangue refluente alimenta una rete di varici pelviche intorno all’utero, ovaie e vagina. Se il reflusso genere una ipertensione sintomatica compare il quadro della Sindrome da congestione pelvica, causa non frequente del dolore pelvico cronico.
Il quadro clinico della sindrome da congestione pelvica è quello di un dolore pelvico cronico da almeno 6 mesi, sordo, non migrante, che peggiora in stazione eretta, durante o dopo i rapporti, prima del ciclo e s’allevia in posizione supina; dispareunia profonda (dolore al rapporto sessuale); dismenorrea; disuria atipica; talvolta presenza di varici visibili in sedi atipiche (vulva, faccia interna della coscia, fianco, glutei, nei rami “atipici” delle vene safeniche). La diagnosi è spesso ritardata: molte pazienti vengono indirizzate a ginecologi, urologi, psicologi senza arrivare alla causa venosa. La diagnosi corretta richiede: anamnesi attenta; ecocolordoppler trans-addominale e trans-vaginale; conferma con flebografia selettiva delle vene ovariche e iliache interne (esame angiografico). La terapia principale è l’embolizzazione delle vene ovariche refluenti: procedura mininvasiva di radiologia interventistica, in anestesia locale, in cui si introducono materiali emboligeni (spirali metalliche, sclerosanti) nelle vene refluenti chiudendole definitivamente. I risultati sono buoni: 70-90% di miglioramento o scomparsa del dolore. Il Dott. Cappelli ha pubblicato già nel 1992 un primo lavoro sui reflussi pelvici femminili e ha contribuito alla diffusione della consapevolezza diagnostica di questa condizione.
Fonti: Cappelli M, et al. pubblicazione 1992 sui reflussi pelvici femminili — Linee guida internazionali su PVCS — Pagina sito Lo Studio Flebologico
