In breve. Lo stripping è una tecnica chirurgica classica che consiste nell’asportare meccanicamente la vena safena introducendo uno strumento (lo stripper) all’inguine e tirandola fuori dalla caviglia o dal ginocchio. È una tecnica ablativa, usata da decenni, ma oggi superata dalle metodiche conservative ed endovasali per gli svantaggi emodinamici e di recidiva.
Approfondimento. Lo stripping della safena è stato per decenni il “gold standard” del trattamento chirurgico delle vene varicose. La tecnica, ideata già nei primi del ‘900 e perfezionata negli anni ’50-’60, consiste in: anestesia generale o spinale; incisione all’inguine (per la grande safena) o al cavo popliteo (per la piccola safena); legatura della giunzione safeno-femorale (o safeno-poplitea) con tutte le collaterali; introduzione di uno stripper (strumento sottile flessibile) nella safena; estrazione meccanica della vena per tutta la sua lunghezza attraverso una seconda incisione (caviglia o ginocchio); rimozione delle varici collaterali residue tramite numerose piccole incisioni (flebectomie). L’intervento è efficace nel breve termine ma presenta diversi svantaggi: necessità di anestesia regionale o generale; degenza o regime di day-hospital; ematomi diffusi lungo il decorso della safena con dolore e convalescenza di 1-2 settimane; possibili lesioni nervose (nervi safeno e surale, decorrenti adiacenti alle vene); perdita definitiva della vena safena, non più disponibile come autoinnesto futuro; tasso di recidiva che alle valutazioni a lungo termine (5-10 anni) raggiunge il 30-50% dei casi, in parte per la formazione di “neovascolarizzazioni” all’inguine. Lo studio di Carandina pubblicato sull’EJVES nel 2008 ha mostrato che, a parità di follow-up, il CHIVA presenta circa la metà delle recidive rispetto allo stripping (18% vs 35% a 5 anni). Per queste ragioni il Dott. Cappelli ha abbandonato lo stripping nel 1990 in favore del CHIVA. Lo stripping resta ancora oggi praticato in molti ospedali per ragioni di tradizione e formazione, ma le linee guida internazionali lo collocano come opzione di seconda scelta rispetto alle tecniche conservative e termoablative.
Anche se a tutt’oggi non esistono studi clinici controllati e randomizzati (RCT) di confronto sulle recidive a lungo termine tra stripping e tecniche endovascolari, che dimostrino una superiorità delle tecniche endovascolari rispetto allo stripping, mentre esistono tra stripping, tecniche endovascolari e CHIVA dimostrando una superiorità di quest’ultima.
Fonti: Pagina sito Perché la chirurgia conservativa — Carandina S, et al. EJVES 2008;35(2):230-7 — Trascrizione Chiaccherata “Stripping vs CHIVA”
