In breve. Sì, camminare regolarmente fa bene alle vene varicose perché attiva la pompa muscolare del polpaccio, che spinge il sangue venoso verso il cuore. Bastano 30-45 minuti di camminata sostenuta quotidiana per migliorare significativamente il ritorno venoso. Eccezione: in presenza di grosso reflusso documentato, la camminata in piedi prolungata senza calze può aggravare il quadro.
Approfondimento. La camminata è universalmente raccomandata nella malattia venosa per un meccanismo fisiologico ben preciso: durante il cammino, i muscoli del polpaccio (in particolare gastrocnemio e soleo) si contraggono ritmicamente, comprimendo le vene profonde della gamba e spingendo il sangue verso l’alto. Le valvole venose, aprendosi e chiudendosi al passaggio del sangue, garantiscono la direzione corretta del flusso. Questo meccanismo, chiamato “cuore venoso periferico” o pompa muscolare del polpaccio, è il principale responsabile del ritorno venoso dagli arti inferiori, secondo solo all’azione della pompa cardiaca. La camminata regolare quindi: migliora il ritorno venoso dagli arti inferiori; riduce la stasi nelle vene superficiali; allena la pompa muscolare rendendola più efficiente; aiuta il controllo del peso (fattore di rischio); migliora il tono complessivo del sistema circolatorio. Il consiglio standard è 30-45 minuti al giorno di camminata a passo sostenuto (5-6 km/h), in modo continuativo. Anche brevi camminate spezzate nella giornata sono utili (10 minuti dopo i pasti, brevi pause durante il lavoro). Eccezioni e avvertenze: in pazienti con reflusso safenico imporante (associato a un punto di fuga) (calibro safena > 7-8 mm, reflusso esteso), la camminata di lunga durata può temporaneamente peggiorare il gonfiore se non si indossano calze elastiche; in questi casi è meglio camminare con le calze o frammentare la durata.
Anche l’attività fisica deve essere fatta indossando le calze.
In pazienti con claudicatio arteriosa o cardiopatia il livello di attività va personalizzato con il medico. In pazienti con ulcere venose attive la camminata resta raccomandata ma con bendaggio compressivo. Il Dott. Cappelli ribadisce frequentemente l’importanza dell’attività fisica regolare come parte integrante della gestione della malattia venosa, in particolare la camminata e il nuoto.
Fonti: Linee guida UIP — Pagina sito Lo Studio Flebologico
