In breve. Si valuta l’intervento quando esistono: sintomi rilevanti non controllati dalla terapia conservativa, complicanze (flebiti, ulcere, dermatiti, sanguinamenti), progressione documentata della malattia, richiesta estetica in pazienti motivati con reflussi confermati. Si può aspettare in caso di varici asintomatiche, lievi e stabili.
Approfondimento. La decisione operatoria nelle vene varicose non è “obbligatoria” in tutti i casi: si tratta di una valutazione clinica che pesa benefici e rischi caso per caso. Le indicazioni più forti all’intervento sono: la presenza di complicanze attuali o pregresse (ulcera venosa attiva o guarita: CEAP C5-C6; flebite superficiale ricorrente; sanguinamento da varice; alterazioni cutanee progressive con prurito, eczema, pigmentazione: C4); i sintomi importanti (gambe pesanti, gonfiore, crampi, dolore) che limitano la qualità di vita nonostante l’uso regolare di calze elastiche e flebotonici; la progressione documentata della malattia con peggioramento dello stadio CEAP nel tempo; il reflusso emodinamicamente significativo sui tronchi safenici principali con dilatazione e tortuosità delle varici. La richiesta estetica del paziente è un’indicazione valida purché supportata da un reflusso documentato all’ecocolordoppler. Si può aspettare in pazienti con varici lievi, stabili nel tempo, asintomatiche o con sintomi ben controllati dalla terapia conservativa; o in pazienti con condizioni generali che sconsigliano l’intervento (gravi comorbidità, gravidanza in atto, situazioni cliniche temporanee). L’atteggiamento conservativo del Dott. Cappelli porta spesso a privilegiare la vigilanza attiva nelle forme iniziali, riservando l’intervento alle situazioni in cui i benefici anche estetici siano veramente reali.
Fonti: Linee guida ESVS 2022 — Pagina sito Lo Studio Flebologico
