Perché conservare la vena safena anziché rimuoverla? In questo video il Dott. Cappelli illustra le ragioni scientifiche e cliniche alla base della chirurgia conservativa emodinamica, e perché questo approccio produce risultati più stabili nel tempo rispetto alle tecniche ablative.
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La scelta di un approccio conservativo nella cura delle varici si fonda su motivazioni precise. Analizziamole.
La safena come risorsa chirurgica
La vena safena, anche quando le sue valvole non funzionano correttamente, può essere utilizzata come materiale per bypass in caso di patologia arteriosa, sia agli arti inferiori sia in ambito coronarico. È il materiale di prima scelta per questi interventi.
Un dato significativo: la safena è raramente varicosa in senso stretto. Il termine “varice” (dal latino varix, tortuoso) si riferisce alle dilatazioni visibili, che in genere interessano le collaterali della safena, non il tronco principale. La safena resta abbastanza rettilinea perché è contenuta in una posizione più profonda rispetto ai vasi collaterali.
Esiste persino un’azienda in Francia che acquista le safene rimosse con lo stripping, le tratta e le rivende come materiale protesico per bypass. Ha senso togliere una safena al paziente per poi doverla eventualmente ricomprare?
La stabilità del sistema nel tempo
Nessuna metodica può risolvere in modo definitivo la malattia varicosa: esiste una predisposizione, spesso genetica, che può portare alla ricomparsa delle varici nel tempo. Per questo è fondamentale organizzarsi, cioè modificare il sistema venoso in modo da renderlo il più stabile possibile.
La conservazione della safena, come dimostrato da diversi trial clinici randomizzati (evidenza di grado A), condiziona una stabilità maggiore — quindi meno recidive — rispetto allo stripping. Scopri come si realizza concretamente la CHIVA.
Perché lo stripping causa più recidive
La safena è la via principale di deflusso per tutti i vasi collaterali che vi confluiscono. Quando la si asporta (o la si chiude con laser, radiofrequenza o scleroterapia), si crea un ostacolo allo svuotamento di questi vasi.
Il sangue nei vasi collaterali arriva comunque sotto pressione — il cuore pompa. Senza la via di scarico safenica, la pressione aumenta e sollecita le pareti venose. In un paziente con predisposizione varicosa, questa sollecitazione innesca la formazione di nuove varici.
Il problema si aggrava ulteriormente: senza il tronco safenico, le recidive si formano in modo anarchico, perché non c’è più un ordine di raccolta. La gestione terapeutica di queste recidive diventa lunga e complessa.
Un principio apparentemente paradossale
Tanto più un paziente è predisposto alla malattia varicosa, tanto più bisogna essere conservativi. Questo perché ogni sollecitazione pressoria su pareti venose deboli tende a produrre nuove varici. La conservazione della safena riduce queste sollecitazioni e permette di gestire in modo ordinato l’eventuale evoluzione della malattia.
