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Come si realizza la Chirurgia Conservativa (CHIVA)

Come funziona concretamente un intervento CHIVA? In questo video il Dott. Cappelli spiega il percorso completo: dallo studio cartografico ecocolordoppler pre-operatorio fino alle disconnessioni chirurgiche mirate, illustrando perché la conservazione della safena è la chiave di tutta la strategia.

Contenuto del video

La CHIVA è una strategia di chirurgia conservativa messa a punto da Claude Franceschi e presentata nel 1988. Il nome è un acronimo francese che esprime il concetto di cura conservativa emodinamica da realizzare in anestesia locale, quindi ambulatoriamente.

Il principio: conservare la safena nel modo giusto

Il punto cardine della strategia CHIVA è la conservazione del tronco safenico. Ma non è sufficiente conservarlo: deve essere conservato in un determinato modo. La strategia prevede di controllare il carico di pressione nelle vene, riducendolo, garantendo al tempo stesso che il sistema continui a svuotarsi correttamente verso la circolazione venosa profonda.

L’analisi pre-operatoria: la cartografia emodinamica

Prima dell’intervento viene eseguito uno studio cartografico emodinamico: un’analisi ecocolordoppler approfondita che ricostruisce la dinamica dei flussi venosi nelle vene interessate dalla patologia. Non è l’ecocolordoppler di base, ma uno studio di secondo livello che permette di identificare:

  • i punti di sovraccarico del sistema;
  • le direzioni di flusso anomale;
  • il rapporto tra flusso e movimento del paziente.

Questa analisi è fondamentale perché chi esegue la cartografia deve essere la stessa persona che opera: il chirurgo deve avere la mappa emodinamica “in testa” durante l’intervento.

L’intervento: disconnessioni mirate

L’intervento consiste in una serie di legature e disconnessioni mirate nei punti dove il sangue passa in senso inverso, sovraccaricando il sistema. L’obiettivo è alleggerire il carico pressorio senza interferire con lo svuotamento della safena verso gli assi venosi profondi.

La scelta dei punti di disconnessione non dipende solo dall’emodinamica: tengono conto anche della qualità dei tessuti, della presenza di pannicolopatia e delle condizioni locali. Alcuni vasi possono essere trattati successivamente con scleroterapia anziché per via chirurgica, se il tessuto non è ottimale.

I risultati: regressione delle varici

Riducendo la pressione venosa, la gran parte delle varici e delle collaterali tende a ridurre il proprio calibro e, con il tempo, a ristrutturarsi a livello parietale. In circa il 20% dei casi, alcuni vasi periferici più superficiali con alterazioni strutturali importanti possono richiedere un trattamento scleroterapico complementare — ma si tratta di vasi periferici, senza peso emodinamico rilevante.

La strategia CHIVA controlla così sia il problema funzionale sia quello estetico, concentrando la conservazione sul tronco safenico e sulle sue principali collaterali.

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